domenica 10 ottobre 2004

A1f: le 5 esordienti milanesi

Come ci si sente una settimana prima di esordire in A1? Lo abbiamo chiesto alle cinque giocatrici milanesi (davvero un bel numero) le cui carriere nella massima serie partiranno lo stesso giorno, domenica 17 ottobre, nello stesso luogo, La Spezia, sede unica della prima giornata di campionato.

La più “anziana” del gruppo, Madalene Ntumba (ala di 1,80, classe ’81, prodotto-doc del Geas Sesto), di famiglia zairese ma nata e cresciuta in Italia, ha trascorso l’ultima stagione negli Stati Uniti, dove ha giocato nel college di Miami-Ohio, con buoni risultati di squadra; quest’anno avrebbe anche trovato più spazio. «Venendo dalla nostra A2, non è stato facile ambientarsi – racconta. – Là si gioca un basket che punta tantissimo sul fisico: 3-4 ore di lavoro al giorno, con 3 sedute di pesi la settimana e 2 di atletica… Tra l’altro, esterne e lunghe là si allenano spesso separatamente e io ero impiegata da ‘numero 4’: un motivo in più per accettare l’offerta di Venezia, perché se fossi rimasta per i 4 anni di corso, sarei tornata a 26 anni e con un ruolo diverso da quello in cui posso giocare in A1. Resta comunque un’esperienza di vita molto interessante».

Masha Maiorano (guardia-ala di 1,78 del 1982, neo-acquisto di Rovereto) non ha mai avuto un ruolo di primo piano nelle nazionali giovanili, e dopo gli anni al Geas ha dovuto compiere una “scalata” non facile tra Broni in B e a Ivrea in A2: questo traguardo è anche una rivincita? «Perché no? È la prima volta che mi sento davvero considerata. A Ivrea mi sono guardata intorno e ho capito che potevo farcela. A Sesto puntavano su altre ragazze, girare è nella mia natura, quindi va bene così, ora sono felice per questa occasione che mi è arrivata a sorpresa. Giocherò anche in Coppa… quasi non ci credo!». Due anni fa la Prealpina parlò di te come una delle poche donne nella “giungla” dei playground milanesi: anche quelle esperienze hanno aiutato la tua crescita? «Altroché. Giocare con i ragazzi è uno stimolo a fare di più. Certo, ci vuole coraggio, di ragazze lì ce ne sono poche: le invito a provare… ma non nel mio campetto!»

Per le due ’85 Nadia Rovida (ala di 1,85; Vittuone e Geas nel recente passato) e Laura Fumagalli (guardia di 1,77, una “vita” a Biassono) si tratta invece della prima esperienza lontano da casa. Per entrambe, però, non sembrano esserci problemi di adattamento alla nuova vita da “professioniste”: «In realtà Alessandria è vicina a Milano ovest, dove abito, quindi posso tornare spesso», spiega Rovida. «La città è a misura d’uomo, si sente che c’è un seguito maggiore che dalle nostre parti: trovo tutto impegnativo, ma bello». Per Fumagalli, la strada dalla Brianza ad Alghero, cittadina di mare nella zona catalana della Sardegna, è stata un po’ più lunga…: «Ma mi sto trovando molto bene. Qui sono anche iscritta all’università: studierò economia a Sassari. Usciamo spesso in gruppo, c’è un bell’ambiente».

Antonella Contestabile (ala, 1,86, classe ’87; due anni al Geas prima di mettersi in luce a Vittuone) è l’unica a rimanere in Lombardia, con le campionesse d’Italia della Comense. Coach Lambruschi ha detto che per trovare spazio dovrà “fare come al Cepu: tre anni in uno…”, e in un certo senso la sua 17enne “matricola” lo accontenta giocando anche B2 e Juniores a Vittuone in doppio tesseramento… «Non temo di disperdere energie – replica lei. – Anzi, se giocassi solo con la A1 penso che mi peserebbe un anno di panchina: sono contenta di avere anche Vittuone». Tu hai fatto parte del progetto-Azzurrina nel suo primo anno di vita: che valutazione ne dai? «Sinceramente, non credo sia stata un’esperienza decisiva per me, che ero già abituata a lavorare a un certo livello. Di sicuro per molte altre era più utile, ma è difficile giudicare dall’unica stagione in cui ho partecipato».

In attesa di scoprire chi delle nostre cinque si avvicinerà di più al prossimo obiettivo, quello di guadagnarsi minuti “veri”, ecco come hanno risposto a 8 domande-standard sui loro primi passi in A1.


LE DOMANDE

1) Come è arrivata la possibilità di giocare in A1?

2) In che cosa avete sentito maggiormente il “salto” finora?

3) Che utilizzo vi si prospetta?

4) Quali compagne di squadra state prendendo a modello?

5) Perché, secondo voi, siete state prese per giocare in A1?

6) Quali sono le vostre sensazioni a una settimana dall’esordio?

7) Chi ringraziate per avervi aiutato ad arrivare in alto?

8) Chi vincerà il campionato?


MADALENE NTUMBA

 

1) Pensavo di rimanere in America, ma a sorpresa mi ha contattato una squadra di vertice con un coach stimatissimo come Michelini, così sono tornata.

2) Venendo da un anno negli Usa, ero già abituata a questo livello fisico, ma c’è un abisso quanto a esperienza: là giocavo con 18-20enni, qui c’è gente che ha fatto le Olimpiadi…

3) Partendo dietro a una stella come Melain, non mi aspetto tanto spazio. Per diventare un’ala piccola ho già perso 5 chili: mi serve più agilità.

4) Melain è arrivata da poco: finora Francesca Modica.

5) Per offrire minuti di qualità, con margini di crescita.

6) Ho tanta voglia di dimostrare che mi sono meritata questa grande occasione. Ci saranno alti e bassi, ma mai farsi vedere giù…

7) La mia allenatrice negli Stati Uniti, Maria Fantanarosa, e mio padre, che mi ha fatto appassionare al basket.

8) Per scaramanzia dico Schio, ma in realtà credo in Venezia…

 

MASHA MAIORANO

 

1) A inizio giugno ho provato a Venezia, poi coach Rota ha pensato a me, cercando un’esterna giovane. A Ivrea sarei rimasta volentieri, ma l’A1 era un’occasione da cogliere.

2) Nell’intensità del lavoro, anche 5 ore al giorno, e nella cura dei particolari. Spesso faccio mezz’ora in più con l’allenatore provando tiro e movimenti vari: è la prima volta che mi capita.

3) Per ora gioco più da ala che da guardia. Le americane sono ancora in Wnba, così ho avuto molto spazio in precampionato. In realtà sarò la quarta esterna, ma in A1 anche 5’ a partita vanno bene…

4) Pellizzari per la difesa, un aspetto da migliorare per me.

5) Per il tiro, come mi ripetono spesso.

6) Rota ha dichiarato che sarò una rivelazione: una bella responsabilità per entrambi! Ma non ne sento il peso: in fondo non ho nulla da perdere.

7) I miei genitori: hanno fatto tanti sacrifici per seguirmi sempre.

8) A sorpresa Napoli.

 

NADIA ROVIDA

 

1) Alessandria mi stava già seguendo da un anno, poi mi hanno provata in amichevole a maggio e mi hanno presa. Coach Agresti mi conosceva già dai tempi della nazionale Cadette.

2) Due allenamenti al giorno non sono facili da reggere.

3) Sono partita con l’idea di giocare poco, ma ora ho fiducia di poter trovare qualche minuto. In prospettiva dovrei trasformarmi da lunga in ala, ma in assenza delle straniere sono stata impiegata spesso sotto canestro in precampionato.

4) Deli, la playmaker greca: non è nel mio ruolo, ma è un modello di applicazione e di come si “tiene in mano” la squadra.

5) Penso per la tecnica, ma mi sento apprezzata anche come persona.

6) Il gruppo è compatto, ci manca la lunga Palmer (ancora in Wnba) ma a livello di esterne siamo a buon punto.

7) Tutti gli allenatori che ho avuto, in particolare Riccardi e Frigerio.

8) Penso a una conferma della Comense.

 

LAURA FUMAGALLI

 

1) Ho preferito Alghero a un’altra offerta in A1 perché mi è piaciuto l’ambiente e ho pensato che in una neopromossa, tra l’altro senza straniere nel mio ruolo, potevo giocare di più.

2) L’impatto a livello fisico è notevole. Non è facile abituarsi a giocare con e contro le straniere. Ci ho messo poco a capire che devo “ingrossarmi”.

3) Di sicuro giocherò guardia; difficile pronosticare lo spazio, comunque mi interessa come si finisce e non come si comincia…

4) Le straniere, anche se giocano sotto canestro.

5) Non lo so proprio… (ride, ndr). 

6) Sono piuttosto emozionata. L’esordio è importante, contro un’altra neopromossa come Bolzano: è già una partita-chiave della stagione.

7) Le mie compagne di Biassono: mi mancano molto. Ah, e anche coach Fassina!

8) (si consulta a lungo con la compagna di stanza, la lombarda Manuela Monticelli): Sempre le solite... diciamo Schio.

 

ANTONELLA CONTESTABILE

 

1) La Comense mi seguiva da alcuni anni; in giugno ho provato con loro in un’amichevole, da lì l’offerta per l’A1.

2) Il ritmo è diversissimo. Non ero abituata neanche a trovare tanta gente più grossa di me: ho iniziato a fare pesi per rinforzarmi.

3) Il coach mi vede come ala piccola: in amichevole ho messo anche qualche tiro da 3, penso di potermi adattare. Il fatto di non essere più al centro dell’attenzione della difesa è positivo: ho più spazio per soluzioni in 1 contro 1.

4) Laura Macchi, anche se è appena arrivata: dovrò appunto giocare nel suo ruolo.

5) Penso per il fisico, ma anche per tecnica e fondamentali in rapporto alla mia età.

6) Sto guardando e imparando molto, perché è davvero un altro mondo: proprio per questo consiglio di provare subito l’A1 a chiunque ne abbia l’opportunità.

7) Roberto Riccardi e Angela Albini hanno fatto tanto per me a Vittuone.

8) Noi della Comense…

domenica 3 ottobre 2004

Promo f: nascita Settembrini Milano

La nascita di una squadra femminile a Milano-città è sempre un evento. Il “fiocco rosa” dell’autunno 2004 è in casa Settembrini, società già attiva nel settore maschile, che ha radunato un nucleo ex-Trinità e uno dall’hinterland est (Melzo e Carugate), cui si sono aggiunte altre giocatrici di varia provenienza e un paio di juniores dell’Azzurri Niguardese, portate dal giovane coach Federico Sola.

Iscritto al campionato di Promozione (giocherà in casa il venerdì sera al centro Crespi di via Valvassori Peroni, zona Lambrate), il Settembrini, visti i buoni trascorsi di varie giocatrici, è già indicato da alcuni tra le favorite. Più realisticamente, si tratta di un “cantiere” in corso d’opera, con buone potenzialità tecniche e d’esperienza. Di certo, le ragazze hanno subito mostrato una passione e una voglia di allenarsi fuori dal comune, ritrovandosi in palestra anche in quindici per tutto il luglio scorso.

Così si presentano, con una certa autoironia, le co-capitane Elena Quattrone (un passato di buon livello a Roma) e Monica Righetti: «Puntiamo sulla voglia di divertirci dentro e fuori dal campo: il vero momento-chiave della settimana è la birra del venerdì sera. In linea con questo spirito è la nostra mascotte-pecorella, dimostrazione del potere sovversivo di una ventina di donne scatenate…». L’idea della mascotte, che ha accelerato la costruzione dell’identità del gruppo, è nata infatti da una sarcastica “rielaborazione” del discorso tenuto dall’allenatore a inizio stagione, basato sulla metafora del pastore e delle pecore.

Ancora da definire alcuni prestiti, ma il gruppo che si sta allenando con il Settembrini è composto da: Elena Quattrone, Vanessa Ciuffi, Brunella Arnaboldi, Cristina Del Greco, Karen Copetti, Luisa Raimondo, Valentina Molino, Francesca Redaelli, Cinzia Maglietta, Sara Gasparinetti, Monica Righetti, Silvia D’Angela, Isabella Mitrotti, Silvia Barbieri, Eleonora Mele, Antonella Torza, Maria Grazia Senatore, Ilaria Guerrisi, Paola Geoni, Veronica Colledan.

Oscar basket femminile 2013

 (pubblicare articolo) Chiara Catella su Facebook: