Raggiungiamo al telefono Ilaria Zanoni mentre è a Cagliari
per disputare un torneo con la maglia di Napoli, lo scorso anno semifinalista
in A1 e vincitrice della Fiba Cup. Se ne farà parte per pochi giorni o per
tutta la stagione, si vedrà; certo è che un’estate 2005 ad alta intensità ha
lanciato la talentuosa esterna dell’86 nel giro del basket “che conta”.
- Allora è ufficiale il tuo addio al Geas?
«Sì, al 99%. In questi giorni sto provando con Napoli, ma ho
contatti aperti anche con Como. Intanto sto iniziando a conoscere l’ambiente:
mi sono già resa conto che è tutto un altro basket».
- Come mai preferisci un anno di apprendistato in A1
piuttosto che da protagonista in A2?
«Credo che sia il momento giusto per provarci: ho finito la
scuola e il Geas mi ha concesso di andare. Quello che voglio è diventare una
professionista, anche a costo di avere poco spazio, per ora».
«Davvero bello batterla, anche se io non avevo mai giocato
in una grande manifestazione e quindi per me non rappresentava una rivincita
sugli anni scorsi. Comunque è stato importante essersi piazzate bene dopo tanti
risultati negativi».
- Poi è arrivata la chiamata dalla nazionale maggiore...
«Un’esperienza emozionante, mi ha fatto capire che devo
ancora lavorare tanto. In effetti sono stati mesi pieni: ho iniziato a metà
maggio con il raduno U20, sono tornata a casa qualche giorno per gli esami di
maturità, poi di nuovo basket fino al 21 agosto... per riprendere subito con la
nuova stagione! Ma la soddisfazione di vestire la maglia azzurra ti dà la forza
per superare ogni ostacolo».
- Lambruschi, coach della nazionale, ti ha definita sulla
rivista Superbasket “la giocatrice del futuro”: cosa ne pensi?
- Torniamo al discusso finale della scorsa stagione. Il
presidente del Geas, Carzaniga, ha detto che siete state “intelligenti” a
capire che era quasi meglio perdere la partita decisiva con Broni, piuttosto
che vincere e salire in A1. Sei d’accordo?
«Non è questo il discorso. L’obiettivo della società era un
ottimo campionato e l’abbiamo centrato. Non ho grossi rimpianti per quella
partita: tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto...».
Per Antonella Contestabile la prospettiva di fare “appena”
due campionati, l’A2 con il Geas e la B1 con Vittuone, è quasi... riposante
rispetto alla scorsa stagione, in cui l’ala dell’87 si è fatta in tre: A1, pur
non giocando molto, con la Comense; B2 (vinta) e Juniores con Vittuone.
- Hai tenuto il conto delle partite che hai giocato
l’anno scorso?
«Non lo so con esattezza, alla fine ero distrutta. Credo
circa 70, compresa la nazionale, più un sacco di amichevoli. Forse troppe:
meglio fare meno cose, ma farle bene...».
- Perché hai archiviato, per il momento, l’A1?
«La Comense non mi ha dato garanzie di avere più minuti
dell’anno scorso. Mi spiace se qualcuno, lì, è rimasto deluso, ma non c’è
niente di personale e nemmeno pensavo che mi fosse dovuto qualcosa. È una
scelta per il mio futuro: allenarsi senza mettere in pratica serve a poco».
- Dalla tua estate azzurra hai portato a casa più gioie o
più dolori?
«Essere tagliata in extremis dall’U20, dopo un mese di
lavoro, e arrivare all’ultimo posto con l’U18 non è stato il massimo...
Sull’esclusione dall’U20 non recrimino: dovevo dimostrare di reggere meglio il
gioco fisico. È stata dura, con tanti impegni uno in fila all’altro; ma tutto
mi è servito per migliorare, e l’emozione di far parte della nazionale ti
ripaga».
- Il risultato dell’U18 ha scatenato polemiche tra gli
addetti ai lavori. Qual è il tuo parere?
«Eravamo impreparate, sia nel fisico che nella testa: le
avversarie avevano una mentalità migliore, così abbiamo perso tante partite in
volata. Un mese di preparazione non basta: le nazionali più forti lavorano
insieme tutto l’anno, hanno un altro modo di vivere il basket. Poi mancavano
Sottana e Arturi, c’era la stanchezza di chi aveva giocato anche con l’U20; e
cambiare allenatore ogni anno non aiuta».
- A Budapest sei stata la terza marcatrice (8,1 punti in
27 minuti di media) e la prima rimbalzista (6,4) dell’Italia. Però anche tu sei
stata al centro di discussioni, ad esempio su quale sia il tuo ruolo...
«In questo momento mi vedo più come “numero 4”, come è
avvenuto con la nazionale e credo anche col Geas. Con la Comense mi sono resa
conto di quanto sia alto il livello delle esterne in A1: per ora sono più
pronta da lunga».
- Che risultati ti aspetti dal 2005/06?
«Del Geas mi stimola molto il
fatto che siamo una squadra giovane: per questo ho preferito loro a Carugate.
Purtroppo dovrò saltare 9 partite di Vittuone per concomitanza con l’A2, ma
possiamo puntare a una salvezza tranquilla, siamo collaudate».