domenica 2 ottobre 2005

A1f: intervista a Roberta Colico

Nel weekend è partita l'A1 con la classica prima giornata in sede unica: tra le 160 giocatrici scese sul parquet di Taranto, anche Roberta Colico, storico play del Geas, che dopo alcune stagioni (giocò ad Alcamo a fine anni '90) ritrova la massima serie con la maglia di Priolo.

"Ci sono arrivata in modo avventuroso - ci ha raccontato alla vigilia. - Quest'estate ho preso un procuratore e ho provato a Schio, ma hanno preso un'altra; dovevo andare a Rovereto, ma si è sciolta la società e non sapevo più cosa fare. Alla fine ho telefonato a Santino Coppa, l'allenatore di Priolo, che mi aveva cercata tempo prima, e gli ho chiesto se mi voleva ancora...".

- Come mai questa scelta di vita, a 26 anni e con un marito a 1500 km dalla Sicilia?

"Ma è proprio lui che mi ha spronata a provare, dicendo che ero sprecata in A2! Certo, vedersi ogni 20 giorni pesa un po', ma vivo con le compagne in un residence e mi trovo bene; e poi le giornate sono così piene di impegni che non c'è tempo per la nostalgia".

- Le tue sensazioni in vista dell'esordio?

"Un po' agitata... ma anche fiduciosa di trovare spazio come uno dei primi cambi: alla presentazione della squadra, Coppa ha consigliato di segnarsi il mio nome, mi ha fatto molto piacere. Lui è un bel personaggio, sa tirare fuori il meglio anche dalle giocatrici meno note: da me vuole intensità, difesa alla morte e scelte giuste. Poi c'è Bonfiglio, una delle più forti giocatrici che abbia mai visto".

- Della tua prima esperienza in A1, ad Alcamo, cosa ricordi in particolare?

"Arrivai a 19 anni, e all'inizio ero l'ottava-nona nelle rotazioni. Poi si infortunò Granieri, il play titolare, così toccò a me, e credo di essermela cavata. Sono rimasta lì per 3 stagioni, poi però mi sono mancati gli stimoli a stare in A1, che ora invece ho ritrovato".

- La scorsa stagione è stata rocambolesca per il Geas e soprattutto per te...

"Sì, ho tanti rimpianti, a cominciare dalla maternità mancata, che però il basket mi ha aiutato a superare. Poi, con un bel gruppo, abbiamo fatto un grande campionato. Io nella promozione ci credevo, e come sportiva avrei voluto vincere quell'ultima partita, ma la società ha fatto le sue scelte ed è stata chiara. Comunque il presidente Carzaniga, quest'estate, mi è stato vicino nella ricerca di una squadra".

- Che prospettive vedi per il Geas di quest'anno?

"Le partenze di Zanoni, Salvestrini e la mia peseranno, ma hanno comunque un buon potenziale, con Censini e le giovani. Il lavoro di Frigerio paga sempre e l'ambiente aiuta a rendere bene".

- Tra le avversarie in A1 troverai le tue ex-compagne Masha Maiorano e Ilaria Zanoni.

"Maiorano è da parecchio che non la vedo sul campo, sono curiosa: è una che lavora tanto, a parte il suo ottimo tiro so che è migliorata in difesa. Zanoni ha potenzialità fisiche incredibili, deve crescere nel carattere, ma ha tempo. Ha fatto bene a provare ora con l'A1".

- E del Geas attuale, chi potrebbe seguire le vostre orme, tra uno o due anni?

"Oltre al talento, per fare la professionista contano determinazione e voglia di imparare. Se si lascia alle spalle l'infortunio, Alessandra Calastri può sicuramente andare in A1".

domenica 18 settembre 2005

A1-A2 f: interviste a Zanoni e Contestabile

Da quando i campionati europei giovanili si disputano ogni anno, per i migliori talenti del nostro basket le vacanze non esistono, tanto più nel femminile, in cui le giocatrici valide sono poche e quindi spesso chiamate a fare doppi o tripli turni... Ne sanno qualcosa le piemontesi Racca (Comense) e Visconti (Geas), che hanno disputato l’Europeo Under 20 e poi quelli U18; e Giulia Arturi (Geas), che le avrebbe imitate se, dopo aver giocato con l’U20, non si fosse infortunata durante la preparazione dell’U18. Ma tra le “stakanoviste” dell’estate 2005 abbiamo scelto Ilaria Zanoni e Antonella Contestabile, perché non solo hanno girato l’Europa con la maglia azzurra (la prima, dopo la rassegna continentale U20, è stata chiamata con la nazionale maggiore alle qualificazioni europee; la seconda è stata tagliata in extremis dalla U20, poi è stata titolare fissa con l’U18), ma ha anche portato un cambio di maglia, con il Geas coinvolto in entrambi i casi: in uscita “Iaia”, in entrata “Anto”.

Raggiungiamo al telefono Ilaria Zanoni mentre è a Cagliari per disputare un torneo con la maglia di Napoli, lo scorso anno semifinalista in A1 e vincitrice della Fiba Cup. Se ne farà parte per pochi giorni o per tutta la stagione, si vedrà; certo è che un’estate 2005 ad alta intensità ha lanciato la talentuosa esterna dell’86 nel giro del basket “che conta”.

- Allora è ufficiale il tuo addio al Geas?

«Sì, al 99%. In questi giorni sto provando con Napoli, ma ho contatti aperti anche con Como. Intanto sto iniziando a conoscere l’ambiente: mi sono già resa conto che è tutto un altro basket».

- Come mai preferisci un anno di apprendistato in A1 piuttosto che da protagonista in A2?

«Credo che sia il momento giusto per provarci: ho finito la scuola e il Geas mi ha concesso di andare. Quello che voglio è diventare una professionista, anche a costo di avere poco spazio, per ora».

- Riviviamo la tua estate. L’Europeo Under 20 è andato bene: per te 6 punti di media in 15 minuti col 50% al tiro, e soprattutto 6° posto con una vittoria storica sulla Russia.

«Davvero bello batterla, anche se io non avevo mai giocato in una grande manifestazione e quindi per me non rappresentava una rivincita sugli anni scorsi. Comunque è stato importante essersi piazzate bene dopo tanti risultati negativi».

- Poi è arrivata la chiamata dalla nazionale maggiore...

«Un’esperienza emozionante, mi ha fatto capire che devo ancora lavorare tanto. In effetti sono stati mesi pieni: ho iniziato a metà maggio con il raduno U20, sono tornata a casa qualche giorno per gli esami di maturità, poi di nuovo basket fino al 21 agosto... per riprendere subito con la nuova stagione! Ma la soddisfazione di vestire la maglia azzurra ti dà la forza per superare ogni ostacolo».

- Lambruschi, coach della nazionale, ti ha definita sulla rivista Superbasket “la giocatrice del futuro”: cosa ne pensi?

«Sono orgogliosa: detto da lui è un grande riconoscimento, dopo 3 mesi di lavoro insieme. Più che pensare se ne sono all’altezza, lo prendo come una sfida, uno stimolo in più a migliorare».

- Torniamo al discusso finale della scorsa stagione. Il presidente del Geas, Carzaniga, ha detto che siete state “intelligenti” a capire che era quasi meglio perdere la partita decisiva con Broni, piuttosto che vincere e salire in A1. Sei d’accordo?

«Non è questo il discorso. L’obiettivo della società era un ottimo campionato e l’abbiamo centrato. Non ho grossi rimpianti per quella partita: tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto...».


Per Antonella Contestabile la prospettiva di fare “appena” due campionati, l’A2 con il Geas e la B1 con Vittuone, è quasi... riposante rispetto alla scorsa stagione, in cui l’ala dell’87 si è fatta in tre: A1, pur non giocando molto, con la Comense; B2 (vinta) e Juniores con Vittuone.

- Hai tenuto il conto delle partite che hai giocato l’anno scorso?

«Non lo so con esattezza, alla fine ero distrutta. Credo circa 70, compresa la nazionale, più un sacco di amichevoli. Forse troppe: meglio fare meno cose, ma farle bene...».

- Perché hai archiviato, per il momento, l’A1?

«La Comense non mi ha dato garanzie di avere più minuti dell’anno scorso. Mi spiace se qualcuno, lì, è rimasto deluso, ma non c’è niente di personale e nemmeno pensavo che mi fosse dovuto qualcosa. È una scelta per il mio futuro: allenarsi senza mettere in pratica serve a poco».

- Dalla tua estate azzurra hai portato a casa più gioie o più dolori?

«Essere tagliata in extremis dall’U20, dopo un mese di lavoro, e arrivare all’ultimo posto con l’U18 non è stato il massimo... Sull’esclusione dall’U20 non recrimino: dovevo dimostrare di reggere meglio il gioco fisico. È stata dura, con tanti impegni uno in fila all’altro; ma tutto mi è servito per migliorare, e l’emozione di far parte della nazionale ti ripaga».

- Il risultato dell’U18 ha scatenato polemiche tra gli addetti ai lavori. Qual è il tuo parere?

«Eravamo impreparate, sia nel fisico che nella testa: le avversarie avevano una mentalità migliore, così abbiamo perso tante partite in volata. Un mese di preparazione non basta: le nazionali più forti lavorano insieme tutto l’anno, hanno un altro modo di vivere il basket. Poi mancavano Sottana e Arturi, c’era la stanchezza di chi aveva giocato anche con l’U20; e cambiare allenatore ogni anno non aiuta».

- A Budapest sei stata la terza marcatrice (8,1 punti in 27 minuti di media) e la prima rimbalzista (6,4) dell’Italia. Però anche tu sei stata al centro di discussioni, ad esempio su quale sia il tuo ruolo...

«In questo momento mi vedo più come “numero 4”, come è avvenuto con la nazionale e credo anche col Geas. Con la Comense mi sono resa conto di quanto sia alto il livello delle esterne in A1: per ora sono più pronta da lunga».

- Che risultati ti aspetti dal 2005/06?

«Del Geas mi stimola molto il fatto che siamo una squadra giovane: per questo ho preferito loro a Carugate. Purtroppo dovrò saltare 9 partite di Vittuone per concomitanza con l’A2, ma possiamo puntare a una salvezza tranquilla, siamo collaudate».



lunedì 25 aprile 2005

A2f: Geas-Ivrea

 Igb Geas Sesto S.G.-Caffè Giuliano Ivrea 70-63 (35-37)

GEAS: Colico 13, Arturi ne, Censini 11, Zanoni 15, Marulli, Turri 2, Visconti 13, Frantini 11, Salvestrini 5, Colombera ne. All. Frigerio.

IVREA: Simonetti 2, Paleari 7, Pasino 11, Alfonso 20, Reali 2, Greppi ne, Lovato 21, Napolitano ne, Santuz, Valguarnera. All. Maiocco.

 

Un Geas non brillantissimo ma puntuale nel salire di colpi alla distanza supera anche Ivrea e tiene vivo fino all’ultima giornata il sogno-A1. L’inizio è tutto di Visconti (5/5 da 2, 1/2 da 3), l’impatto di Zanoni è immediato (5/7 da 2, 1/3 da 3, 9 rimbalzi anche se 2/9 ai liberi), ma Sesto concede troppi rimbalzi in attacco e si fa confondere le idee dal turbinio di uomo e zone delle piemontesi. Un parziale di 2-13 porta le ospiti anche a +10 (da 19-18 al 10’ a 27-37 al 16’) con il “genio e sregolatezza” della varesina Lovato (5/11 da 2, 3/10 da 3). Il risveglio di Salvestrini (0/7 da 2 ma 5/6 ai liberi e 7 rimbalzi) e un’aumentata intensità in difesa e a rimbalzo offensivo (16 totali alla fine) lanciano un controbreak di 8-0 per l’Igb prima dell’intervallo. 
Nel 3° quarto, un metro arbitrale permissivo penalizza le iniziative di Turri e Marulli, ma rimedia Frantini con un paio di triple (47-47 al 30’). L’equilibrio dura fino al 33’, poi Ivrea, che spreme all’inverosimile le titolari (primo cambio a 4’ dalla fine!), non ha più benzina; Salvestrini troneggia in difesa, e con Censini (9 punti nell’ultimo periodo), ancora Zanoni e la regolarità di Colico (4/8 da 2, 5/6 ai liberi, 3 recuperi) la squadra di Frigerio piazza un parziale di 11-2: giochi fatti a 2’ dalla fine. Chiude Censini con un contropiede “in tuffo”. 
Negli ultimi 80’ della stagione tutto può succedere: a pari punti passa Vicenza, la società ha i suoi validi motivi per non volere il salto di categoria, ma qualcuno merita l’A1 più di queste ragazze?

domenica 10 ottobre 2004

A1f: le 5 esordienti milanesi

Come ci si sente una settimana prima di esordire in A1? Lo abbiamo chiesto alle cinque giocatrici milanesi (davvero un bel numero) le cui carriere nella massima serie partiranno lo stesso giorno, domenica 17 ottobre, nello stesso luogo, La Spezia, sede unica della prima giornata di campionato.

La più “anziana” del gruppo, Madalene Ntumba (ala di 1,80, classe ’81, prodotto-doc del Geas Sesto), di famiglia zairese ma nata e cresciuta in Italia, ha trascorso l’ultima stagione negli Stati Uniti, dove ha giocato nel college di Miami-Ohio, con buoni risultati di squadra; quest’anno avrebbe anche trovato più spazio. «Venendo dalla nostra A2, non è stato facile ambientarsi – racconta. – Là si gioca un basket che punta tantissimo sul fisico: 3-4 ore di lavoro al giorno, con 3 sedute di pesi la settimana e 2 di atletica… Tra l’altro, esterne e lunghe là si allenano spesso separatamente e io ero impiegata da ‘numero 4’: un motivo in più per accettare l’offerta di Venezia, perché se fossi rimasta per i 4 anni di corso, sarei tornata a 26 anni e con un ruolo diverso da quello in cui posso giocare in A1. Resta comunque un’esperienza di vita molto interessante».

Masha Maiorano (guardia-ala di 1,78 del 1982, neo-acquisto di Rovereto) non ha mai avuto un ruolo di primo piano nelle nazionali giovanili, e dopo gli anni al Geas ha dovuto compiere una “scalata” non facile tra Broni in B e a Ivrea in A2: questo traguardo è anche una rivincita? «Perché no? È la prima volta che mi sento davvero considerata. A Ivrea mi sono guardata intorno e ho capito che potevo farcela. A Sesto puntavano su altre ragazze, girare è nella mia natura, quindi va bene così, ora sono felice per questa occasione che mi è arrivata a sorpresa. Giocherò anche in Coppa… quasi non ci credo!». Due anni fa la Prealpina parlò di te come una delle poche donne nella “giungla” dei playground milanesi: anche quelle esperienze hanno aiutato la tua crescita? «Altroché. Giocare con i ragazzi è uno stimolo a fare di più. Certo, ci vuole coraggio, di ragazze lì ce ne sono poche: le invito a provare… ma non nel mio campetto!»

Per le due ’85 Nadia Rovida (ala di 1,85; Vittuone e Geas nel recente passato) e Laura Fumagalli (guardia di 1,77, una “vita” a Biassono) si tratta invece della prima esperienza lontano da casa. Per entrambe, però, non sembrano esserci problemi di adattamento alla nuova vita da “professioniste”: «In realtà Alessandria è vicina a Milano ovest, dove abito, quindi posso tornare spesso», spiega Rovida. «La città è a misura d’uomo, si sente che c’è un seguito maggiore che dalle nostre parti: trovo tutto impegnativo, ma bello». Per Fumagalli, la strada dalla Brianza ad Alghero, cittadina di mare nella zona catalana della Sardegna, è stata un po’ più lunga…: «Ma mi sto trovando molto bene. Qui sono anche iscritta all’università: studierò economia a Sassari. Usciamo spesso in gruppo, c’è un bell’ambiente».

Antonella Contestabile (ala, 1,86, classe ’87; due anni al Geas prima di mettersi in luce a Vittuone) è l’unica a rimanere in Lombardia, con le campionesse d’Italia della Comense. Coach Lambruschi ha detto che per trovare spazio dovrà “fare come al Cepu: tre anni in uno…”, e in un certo senso la sua 17enne “matricola” lo accontenta giocando anche B2 e Juniores a Vittuone in doppio tesseramento… «Non temo di disperdere energie – replica lei. – Anzi, se giocassi solo con la A1 penso che mi peserebbe un anno di panchina: sono contenta di avere anche Vittuone». Tu hai fatto parte del progetto-Azzurrina nel suo primo anno di vita: che valutazione ne dai? «Sinceramente, non credo sia stata un’esperienza decisiva per me, che ero già abituata a lavorare a un certo livello. Di sicuro per molte altre era più utile, ma è difficile giudicare dall’unica stagione in cui ho partecipato».

In attesa di scoprire chi delle nostre cinque si avvicinerà di più al prossimo obiettivo, quello di guadagnarsi minuti “veri”, ecco come hanno risposto a 8 domande-standard sui loro primi passi in A1.


LE DOMANDE

1) Come è arrivata la possibilità di giocare in A1?

2) In che cosa avete sentito maggiormente il “salto” finora?

3) Che utilizzo vi si prospetta?

4) Quali compagne di squadra state prendendo a modello?

5) Perché, secondo voi, siete state prese per giocare in A1?

6) Quali sono le vostre sensazioni a una settimana dall’esordio?

7) Chi ringraziate per avervi aiutato ad arrivare in alto?

8) Chi vincerà il campionato?


MADALENE NTUMBA

 

1) Pensavo di rimanere in America, ma a sorpresa mi ha contattato una squadra di vertice con un coach stimatissimo come Michelini, così sono tornata.

2) Venendo da un anno negli Usa, ero già abituata a questo livello fisico, ma c’è un abisso quanto a esperienza: là giocavo con 18-20enni, qui c’è gente che ha fatto le Olimpiadi…

3) Partendo dietro a una stella come Melain, non mi aspetto tanto spazio. Per diventare un’ala piccola ho già perso 5 chili: mi serve più agilità.

4) Melain è arrivata da poco: finora Francesca Modica.

5) Per offrire minuti di qualità, con margini di crescita.

6) Ho tanta voglia di dimostrare che mi sono meritata questa grande occasione. Ci saranno alti e bassi, ma mai farsi vedere giù…

7) La mia allenatrice negli Stati Uniti, Maria Fantanarosa, e mio padre, che mi ha fatto appassionare al basket.

8) Per scaramanzia dico Schio, ma in realtà credo in Venezia…

 

MASHA MAIORANO

 

1) A inizio giugno ho provato a Venezia, poi coach Rota ha pensato a me, cercando un’esterna giovane. A Ivrea sarei rimasta volentieri, ma l’A1 era un’occasione da cogliere.

2) Nell’intensità del lavoro, anche 5 ore al giorno, e nella cura dei particolari. Spesso faccio mezz’ora in più con l’allenatore provando tiro e movimenti vari: è la prima volta che mi capita.

3) Per ora gioco più da ala che da guardia. Le americane sono ancora in Wnba, così ho avuto molto spazio in precampionato. In realtà sarò la quarta esterna, ma in A1 anche 5’ a partita vanno bene…

4) Pellizzari per la difesa, un aspetto da migliorare per me.

5) Per il tiro, come mi ripetono spesso.

6) Rota ha dichiarato che sarò una rivelazione: una bella responsabilità per entrambi! Ma non ne sento il peso: in fondo non ho nulla da perdere.

7) I miei genitori: hanno fatto tanti sacrifici per seguirmi sempre.

8) A sorpresa Napoli.

 

NADIA ROVIDA

 

1) Alessandria mi stava già seguendo da un anno, poi mi hanno provata in amichevole a maggio e mi hanno presa. Coach Agresti mi conosceva già dai tempi della nazionale Cadette.

2) Due allenamenti al giorno non sono facili da reggere.

3) Sono partita con l’idea di giocare poco, ma ora ho fiducia di poter trovare qualche minuto. In prospettiva dovrei trasformarmi da lunga in ala, ma in assenza delle straniere sono stata impiegata spesso sotto canestro in precampionato.

4) Deli, la playmaker greca: non è nel mio ruolo, ma è un modello di applicazione e di come si “tiene in mano” la squadra.

5) Penso per la tecnica, ma mi sento apprezzata anche come persona.

6) Il gruppo è compatto, ci manca la lunga Palmer (ancora in Wnba) ma a livello di esterne siamo a buon punto.

7) Tutti gli allenatori che ho avuto, in particolare Riccardi e Frigerio.

8) Penso a una conferma della Comense.

 

LAURA FUMAGALLI

 

1) Ho preferito Alghero a un’altra offerta in A1 perché mi è piaciuto l’ambiente e ho pensato che in una neopromossa, tra l’altro senza straniere nel mio ruolo, potevo giocare di più.

2) L’impatto a livello fisico è notevole. Non è facile abituarsi a giocare con e contro le straniere. Ci ho messo poco a capire che devo “ingrossarmi”.

3) Di sicuro giocherò guardia; difficile pronosticare lo spazio, comunque mi interessa come si finisce e non come si comincia…

4) Le straniere, anche se giocano sotto canestro.

5) Non lo so proprio… (ride, ndr). 

6) Sono piuttosto emozionata. L’esordio è importante, contro un’altra neopromossa come Bolzano: è già una partita-chiave della stagione.

7) Le mie compagne di Biassono: mi mancano molto. Ah, e anche coach Fassina!

8) (si consulta a lungo con la compagna di stanza, la lombarda Manuela Monticelli): Sempre le solite... diciamo Schio.

 

ANTONELLA CONTESTABILE

 

1) La Comense mi seguiva da alcuni anni; in giugno ho provato con loro in un’amichevole, da lì l’offerta per l’A1.

2) Il ritmo è diversissimo. Non ero abituata neanche a trovare tanta gente più grossa di me: ho iniziato a fare pesi per rinforzarmi.

3) Il coach mi vede come ala piccola: in amichevole ho messo anche qualche tiro da 3, penso di potermi adattare. Il fatto di non essere più al centro dell’attenzione della difesa è positivo: ho più spazio per soluzioni in 1 contro 1.

4) Laura Macchi, anche se è appena arrivata: dovrò appunto giocare nel suo ruolo.

5) Penso per il fisico, ma anche per tecnica e fondamentali in rapporto alla mia età.

6) Sto guardando e imparando molto, perché è davvero un altro mondo: proprio per questo consiglio di provare subito l’A1 a chiunque ne abbia l’opportunità.

7) Roberto Riccardi e Angela Albini hanno fatto tanto per me a Vittuone.

8) Noi della Comense…

domenica 3 ottobre 2004

Promo f: nascita Settembrini Milano

La nascita di una squadra femminile a Milano-città è sempre un evento. Il “fiocco rosa” dell’autunno 2004 è in casa Settembrini, società già attiva nel settore maschile, che ha radunato un nucleo ex-Trinità e uno dall’hinterland est (Melzo e Carugate), cui si sono aggiunte altre giocatrici di varia provenienza e un paio di juniores dell’Azzurri Niguardese, portate dal giovane coach Federico Sola.

Iscritto al campionato di Promozione (giocherà in casa il venerdì sera al centro Crespi di via Valvassori Peroni, zona Lambrate), il Settembrini, visti i buoni trascorsi di varie giocatrici, è già indicato da alcuni tra le favorite. Più realisticamente, si tratta di un “cantiere” in corso d’opera, con buone potenzialità tecniche e d’esperienza. Di certo, le ragazze hanno subito mostrato una passione e una voglia di allenarsi fuori dal comune, ritrovandosi in palestra anche in quindici per tutto il luglio scorso.

Così si presentano, con una certa autoironia, le co-capitane Elena Quattrone (un passato di buon livello a Roma) e Monica Righetti: «Puntiamo sulla voglia di divertirci dentro e fuori dal campo: il vero momento-chiave della settimana è la birra del venerdì sera. In linea con questo spirito è la nostra mascotte-pecorella, dimostrazione del potere sovversivo di una ventina di donne scatenate…». L’idea della mascotte, che ha accelerato la costruzione dell’identità del gruppo, è nata infatti da una sarcastica “rielaborazione” del discorso tenuto dall’allenatore a inizio stagione, basato sulla metafora del pastore e delle pecore.

Ancora da definire alcuni prestiti, ma il gruppo che si sta allenando con il Settembrini è composto da: Elena Quattrone, Vanessa Ciuffi, Brunella Arnaboldi, Cristina Del Greco, Karen Copetti, Luisa Raimondo, Valentina Molino, Francesca Redaelli, Cinzia Maglietta, Sara Gasparinetti, Monica Righetti, Silvia D’Angela, Isabella Mitrotti, Silvia Barbieri, Eleonora Mele, Antonella Torza, Maria Grazia Senatore, Ilaria Guerrisi, Paola Geoni, Veronica Colledan.

domenica 19 settembre 2004

A2f: intervista ad Alessandra Calastri

Nella folla di studenti che scende ogni mattina alla stazione di Cesano Maderno, non è difficile riconoscere Alessandra Calastri. La 19enne ala-pivot di Varedo è appena tornata a scuola (ultimo anno all’Itis Majorana di Cesano) dopo il torneo giocato a Gressoney con il suo Geas Sesto S.Giovanni, tappa finale di un’estate un po’ diversa da quella del suo “coetaneo medio”: dal 17 al 27 giugno raduno con la nazionale maggiore; dal 2 al 22 luglio ritiro per gli Europei under 20, disputati in Francia dal 23 luglio al 2 agosto. Dal 24 agosto di nuovo al lavoro con il suo club.

- Hai ancora… voglia di basket, dopo un’estate così?
«Certo. È la mia passione: più gioco e più mi convinco che sia la mia strada. La scuola ha la sua importanza, certo, ma in passato mi è costata la rinuncia a offerte di basket “a tempo pieno”: dal prossimo anno non si porrà più il problema…»
- Dal raduno con la nazionale maggiore, che impressioni hai tratto?

«Per il momento è già importante essere nel giro delle 24 azzurre. Le altre sono professioniste, ragazze che vivono di pallacanestro, spero di diventare anch’io una di loro. Dal punto di vista tecnico, ho avuto la conferma che devo diventare un’ala, quindi migliorare velocità e trattamento di palla».

- Come ti hanno accolto le “veterane” azzurre?

«Sono tutte molto solari e disponibili, non mi hanno mai fatto pesare gli errori. Il mio modello, anche per il ruolo, è sempre stata Elena Paparazzo: allenarmi con lei è stato fantastico».

- Hai disputato l'Europeo under 20 (alla fine 16’ di impiego medio, massimo di 11 punti in 26’ alla Finlandia). Ma che cosa è mancato alla squadra, finita ultima?

«Mancano allenamenti durante l’anno: altre nazionali lavorano di più insieme, le spagnole giocano tutta la stagione in un club apposito. Noi dobbiamo costruire tutto in un mese. Potevamo comunque fare di più: le assenze di Dacic e Ress non ci scusano, è la squadra che conta. Io sono stata limitata da una contrattura, ma non ho grossi rimpianti, è stata una bella esperienza: in passato avevo sofferto la tensione, stavolta ero tranquilla. Forse sto maturando…»

- Ora una nuova stagione col Geas: potete confermarvi ai livelli dell’anno scorso? Per te, poi, questo quarto anno in A2 potrebbe essere il trampolino di lancio per la serie maggiore…

«Sono fiduciosa: abbiamo perso Rovida e Colico, è vero, però ci sono nuovi innesti. A Gressoney si sono già visti miglioramenti tra la prima partita e le successive. È solo questione di amalgama: finora avevamo fatto solo lavoro atletico. L’atmosfera all’interno del gruppo mi sembra rimasta ottima. Io devo pensare a lavorare bene, mantenere alto il ritmo. Se poi arriverà l’occasione di giocare in A1… non vedo l’ora di sfruttarla».

Oscar basket femminile 2013

 (pubblicare articolo) Chiara Catella su Facebook: